Auditorium Gazzoli Terni

MAURO CAMPOBASSO &
MAURO MANZONI QUARTET

OMAGGIO A STANLEY KUBRICK
“EARS WIDE SHUT”

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MAURO CAMPOBASSO, chitarre, sampler     STEFANO SENNI, contrabbasso
MAURO MANZONI, sassofoni, clarinetto     FRANCESCO CUSA, batteria e percussioni

L’idea di Ears Wide Shut è nata un paio di anni fa tra quattro amici cinefili e cultori di Stanley Kubrick: Mauro Campobasso, Mauro Manzoni, Pino Bruni e il sottoscritto. Tra chiacchiere a ruota libera, discussioni appassionate e giochi dell’immaginazione maturò l’idea di realizzare un montaggio di sequenze dai film di Kubrick per musicarlo con una nuova colonna sonora: il tutto in un concerto multimediale. Il progetto sarebbe stato prodotto dalla “Società del teatro e della musica Luigi Barbara” di Pescara, di cui sono direttore artistico, nell’ambito della stagione 2008-2009. Un’idea nata anche sulla scia di una mostra su Kubrick curata a Pescara da Pino Bruni, che ci aveva consentito di incontrare e conoscere la moglie Christiane Kubrick e il cognato Jan Harlan. D’altra parte questa prossimità al mondo kubrickiano, la vivevamo già grazie a Emilio d’Alessandro, uno degli storici collaboratori del regista, cui da qualche tempo ci legava e ancora ci lega una profonda e affettuosa amicizia. Il jazz che accompagna i film (ovviamente muti) è diventato una sorta di sottogenere fortunato. Ma con Kubrick è un’altra storia. Anzitutto si tratta di cinema sonoro: il montaggio, forzatamente senza audio per consentire l’esecuzione della nuova musica, va a eliminare un elemento essenziale dell’opera, che può uscirne snaturata e impoverita. E poi Kubrick è stato regista musicale per eccellenza: dalla fine degli anni Sessanta ha ridefinito i paradigmi della relazione tra montaggio delle immagini e musica di repertorio, e si è spinto fino alla rielaborazione e trasformazione di opere preesistenti. L’audiovisivo kubrickiano è divenuto una sorta di totem di riferimento, un complesso di valori e pratiche inestricabili che hanno incatenato le immagini e la musica a doppio senso: difficile oggi immergersi nel Requiem di Ligeti senza pensare al monolito di “2001 Odissea nello spazio” o inoltrarsi nel labirinto di “Shining” senza essere terrorizzati dai suoni di Penderecki. Per questa ragione operare sui frammenti di Kubrick si annunciava come un’operazione ad alto rischio di fallimento. Però, lavorandoci sopra, si è delineato qualcosa d’inaspettato: proprio per la sua unicità, il mondo sonoro kubrickiano ha acquisito nel tempo una sua autonomia, quasi fosse una realtà indipendente, slegata dalle immagini e soggetta a regole proprie. L’intera sfera musicale del suo cinema diventa un corpus unitario, un universo autoriale, un repertorio: che non è fatto solo dai celebri brani classici preesistenti (come il Rossini di “Arancia meccanica” o lo Schubert di “Barry Lyndon”) ma accoglie di tutto, dalle canzoncine demenziali (avete presente I Want to marry a lighthouse keeper che esce da una radiolina a casa dei genitori di Alex?) alle danze irlandesi (Barry Lyndon), dai ballabili anni Sessanta (in Lolita), al romantico tema d’amore (Spartacus) a standard come Blame it on my Youth (in Eyes Wide Shut). Con queste premesse, il repertorio kubrickiano preso nel suo insieme può offrirsi quale punto di partenza per nuove musiche – raccolto, smontato, rielaborato – senza che questo stravolga l’originale rapporto con i film. È con questo spirito che è stato creato “Ears Wide Shut”, sviluppato musicalmente sulla traccia visiva montata per associazioni iconografiche e tematiche da Pino Bruni.
Stefano Zenni

ascolta Ears Wide Shut (Homage to Stanley Kubrick) su iTunes…
www.maurocampobasso.com

wpcf-luogo:
Auditorium Gazzoli Terni

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